Le cinque valli ladine: Val Gardena, Val Badia, Ampezzo, Fodom e Val di Fassa.
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Ladinia

Il ladino delle Dolomiti rappresenta quel gruppo di idiomi che si diramano a forma di raggiera attorno al massiccio del Sella, ossia: il ladino della Val Badia (con le tre varianti: badiot utilizzato nella parte alta della valle, ladin de mesaval parlato nella parte centrale, e marou presente nel comune di Marebbe), il gardenese (in Val Gardena), il fassano (suddiviso anch'esso nelle tre varianti di cazet, utilizzato nella parte alta della valle, brach parlato nella parte centrale e moenat presente nel comune di Moena) e il fodom (suddiviso nelle due varianti di Fodom e di Colle Santa Lucia). A tali idiomi si aggiunge l’ampezzano, l’idioma di Cortina d’Ampezzo. Benché quest'ultimo si distingua in certi punti dalle altre varianti, esso può essere considerato parte del ladino centrale: questo, soprattutto per le esperienze storico-culturali, i fattori di coscienza linguistica e i rapporti ideologico-culturali esperiti.
Il badiotto, il gardenese, il fassano, il fodom e l'ampezzano non solo presentano tutta una serie di caratteristiche linguistiche, ma essi condividono anche un patrimonio storico e una tradizione culturale profonda e particolare. Definire con precisione i tratti degli idiomi ladini è un'impresa ardua, dal momento che ogni variante ha le sue tipicità che la contraddistinguono. Inoltre, grandi difficoltà sorgono per il fatto che non tutti gli studiosi riconoscono nel ladino una lingua a sé stante, ma preferiscono accomunare gli idiomi dolomitici ai dialetti dell'italiano settentrionale. Questo benché le suddette varianti siano molto più conservative delle forme limitrofe.
Verso il 1850 si iniziò a studiare il ladino a livello accademico. Il primo studioso che se ne occupò approfonditamente fu il goriziano Graziadio Isaia Ascoli, (1829-1907), che nel 1873 pubblicò i Saggi Ladini, opera nella quale presenta per la prima volta la definizione di ladino e la circoscrizione del suo territorio. Secondo l’Ascoli il ladino delle Dolomiti forma - assieme al romancio e al friulano - le tre isole linguistiche ladine.

Quali sono gli elementi che distinguono il ladino dalle parlate utilizzate nei territori vicini?
Secondo l'Ascoli i criteri per definire con precisione il ladino sono due: la simultaneità e la giusta combinazione di determinate caratteristiche linguistiche. I tratti riconosciuti come tipicamente ladini possono comparire anche nei territori limitrofi, dove però appaiono o in altre combinazioni oppure in una forma più sporadica e meno intensa. Tali zone furono definite dallo studioso goriziano come anfizone.

Alcune delle caratteristiche tipiche del ladino sono le seguenti:

  • la quantità vocalica, ossia la presenza di vocali lunghe e brevi che contraddistinguono   determinate parole, ad esempio ot (otto) – ôt (volta) o ros (marrone) – rôs (tubi). Questa  differenza è soprattutto tipica della Val Badia, nel cui idioma viene marcata graficamente  con un accento circonflesso;
  • la dittongazione delle due vocali lunghe latine “e” ed “o” in sillaba aperta, ad esempio nella  parola latina FOLIA(M) che in ladino diventa fueia o nella parola FOCU(M) che diventa  fuech;
  • la palatalizzazione di CA e GA latini, che diventano rispettivamente “cia” e “gia” (così ad  esempio nella parola ciasa (casa) o giat (gatto). Questa è riconosciuta da tutti gli studiosi  come una delle caratteristiche fondamentali del ladino dolomitico;
  • il mantenimento del nesso consonantico latino con “L” nelle formePL, BL, FL, CL  e GL. Ad esempio nelle parole plajëi (< PLACERE) o nella parola fle (< FLATU(M));
  • il rotacismo, ossia il passaggio della “l” intervocalica a “r”. Questa caratteristica si limita all'idioma della Val Badia e a quello di Cortina d'Ampezzo. Pensiamo ad esempio alle parole  poresc (< POLLICE(M)) o scora (< SCHOLA(M)), ecc.